La Haven

havenHAVEN

Profondità Min/Max. : Mt.33/ 82

Il modo migliore per visitare il relitto della superpetroliera è quello di suddividere lo scafo in più sezioni. E’consigliato quindi affidarsi alle guide sub locali ed alla loro pianificazione delle immersioni, dettate dalla profonda conoscenza del relitto. Naturalmente per chi intende immergersi per la prima volta sulla Haven è opportuno che lo faccia in condizioni ottimali. Non solo per una questione di sicurezza, che comunque non conviene sottovalutare mai, ma soprattutto perché con acqua limpida già durante la discesa si può iniziare ad osservare integralmente la sagoma del relitto. Quattro o anche più sono gli itinerari di visita ideali che andrebbero programmati sulla Haven, ed ovviamente seguiti soprattutto in funzione delle capacità e della certificazione che ciascun sub sportivo ha conseguito. Essi sono: l'immersione standard, la coperta di proravia incluso il cassero, la coperta di poppavia, la falla laterale con timone ed elica. Naturalmente queste elencate sono solo le zone del relitto più comuni e semplici da visitare, poi ciascun diving center interpreta a modo suo come svolgerle, individuando o proponendo altri itinerari praticabili come ad esempio l'esplorazione dei vari ordini o dei ponti del cassero. Immersione standard: Viene così definita perché rappresenta l'immersione classica per chi per la prima volta si avvicina alla Haven. Serve molto a prendere confidenza col relitto considerando inoltre che si può svolgere senza superare i quaranta metri di profondità. Punto di contatto con la Haven è la controplancia che si trova a 33 metri di distanza dalla superficie. Essendo questo il punto più alto del cassero, originariamente vi erano collocate tutte le antenne delle telecomunicazioni (telefax, telescrivente, antenna VHF, radiotelegrafo) e naturalmente l'albero di poppa. Oggi tutto ciò non c’è più, se si esclude lo scheletro del grafometro, un po' a causa dell'incendio che ha divorato per alimentarsi quello che poteva, un po' per l'intervento dell'uomo il quale, al fine di rendere sicura la navigazione, ha dovuto tagliare tutte le sovrastrutture che interferivano con la isobata minima richiesta dei meno trenta metri di profondità Scendendo al piano sottostante si raggiunge il ponte di comando a quota - 36 metri. Quello che impressiona maggiormente e che dà un’idea più chiara dell’enorme quantità di calore sprigionatosi nel rogo della Haven ,è la deformazione assunta da entrambe le alette di plancia alle cui estremità sono alloggiate le ripetitrici. Queste appendici calpestabili in condizioni normali rappresentano il prolungamento in orizzontale del ponte di comando, raggiungendo la larghezza massima della nave. Esse invece si presentano ora ricurve in basso come afflosciate, semifuse, quasi a lambire il ponte lance, con i piloni di sostegno che paiono implosi sotto il peso di quella struttura a sbalzo senza più nervatura. Raggiunto il ponte di comando, ampi finestroni consentono di penetrare all'interno senza alcun problema; non vi sono appigli pericolosi, l'illuminazione è sufficiente e soprattutto si possono facilmente individuare i punti di uscita all'esterno in acqua libera. L'esplorazione si presenta come una semplice passeggiata in quanto all'interno del locale le sole paratie che sono rimaste in posizione sono quelle che delimitano la piccola sala nautica, tutto il resto è a vista. Per rendere più ammaliante l'immersione si può raggiungere il ponte sottostante, cioè quello dell’alloggio del comandante, attraverso una scala interna e toccare così la fatidica quota dei meno quaranta. Al percorso interno naturalmente si può ovviare passando esternamente, la scaletta di comunicazione termina infatti nella medesima area. A questo punto l'immersione prosegue seguendo il cavo guida teso orizzontalmente che unisce il cassero alla parte terminale del fumaiolo. Il percorso in acqua libera passa attraverso una nuvola rossa di castagnole che avvolgono interamente la Haven, mentre sotto sfila in tutta la sua ampiezza la coperta del relitto. Durante la traversata occorre non abbandonare mai il contatto con il cavo, ma anzi tenerlo saldamente fra le mani, perché in caso di correnti anche lievi il suo utilizzo diviene indispensabile. Dal vertice del fumaiolo si distingue perfettamente il taglio effettuato dagli operatori subacquei per aumentare la quantità d'acqua tra il relitto e la superficie, taglio che tra l'altro mette a nudo molti tubi che giungono dal ventre della Haven. Ci si trova a 34 metri di profondità. La strada del ritorno, solo in assenza di corrente, porta a visitare i bozzelli dei bighi di bordo , i cui alberi sono rimasti miracolosamente in posizione. Sono due, ubicati tra il cassero ed il fumaiolo, uno a sinistra ed uno a dritta dello scafo. Perlustrando attentamente i bozzelli ( 36/37 mt), in particolare quello di sinistra, si possono notare alcuni microrganismi marini. Sono i polipi di preziosissimi quanto assai rari e brillanti nei colori degli "anemoni gioiello" ( Corynactis viridis ) ,di cui però colonie ben più importanti sono presenti su intere superfici in coperta. haven

A questo punto l'esplorazione si può considerare completata. Si raggiunge nuovamente il castello di comando, si sale alla controplancia e riguadagnando la cima da cui si è giunti, si risale fino a raggiungere le quote di decompressione pianificate. La sezione prodiera Questa immersione è decisamente più impegnativa della precedente perché si raggiunge la profondità massima dei 56 metri della coperta. Per essere davvero gustata a fondo e con raziocinio, è bene però suddividerla in due specifici itinerari: il primo verso proravia è finalizzato al raggiungimento del punto esatto della deflagrazione che ha determinato il distacco della prua dal resto dello scafo ; il secondo la visita dei ponti, è invece più stuzzicante è dedicato ad una perlustrazione della zona antistante il cassero e successivamente all'ispezione dei vari ponti da completare durante la risalita. Punto di partenza per entrambe le soluzioni è, come di consueto, la controplancia del castello di comando. Verso proravia Per visitare la coperta si procede verso prora accompagnati dai fasci di tubazioni di differenti diametri, alcuni dei quali erano destinati al trasferimento ed altri al travaso del carico, a cui si sommano sfiatatoi di gas a collo d'oca. La coperta si presenta come un dedalo di condotte che corrono dritte, convergono, si scavalcano, fino alla cisterna n° 3, oltre la quale appare la zona della deflagrazione iniziale. Giunti fin qui e osservato quello che rimane della prua, non rimane che riprendere la strada di ritorno, facendo attenzione a curiosi incontri tra i tubi della coperta , perché non è improbabile trovarsi a tu per tu con qualche bell'esemplare di grongo. E' certamente questo l'itinerario meno consigliato dalle guide subacquee, a causa della lunga pinneggiata che richiede e che si effettua ad una quota di tutto rispetto, ma anche e soprattutto perché la visione di condotte piegate e lamiere divelte suscita ben poche emozioni. La visita dei ponti . Pur ricalcando il precedente per la prima parte, ovvero controplancia e discesa fino all’arrivo della tuga del locale pompe, esso prevede di svoltare indietro e far rotta oltre le alette della plancia portandosi sul piano della coperta . A questo livello, che fa da basamento al cassero, sempre seguendone le paratie si può accedere a più locali, i quali attraverso porte e finestre consentono una breve penetrazione. E' così che girovagando si incontrano in successione la sala di controllo del carico, la saletta di bordo, le celle frigorifere , la riposteria, altre celle frigorifere tra cui quelle per la carne, per il pesce, per il latte ed i formaggi, la cambusa, la cucina ubicata centralmente alla nave , fino a raggiungere l'infermeria ed ancora, in successione, la lavanderia ed il locale antincendio accessibili attraverso alcune porte poste sulla fiancata di sinistra. Naturalmente si tratta dei locali più esterni, perché poi internamente, sullo stesso piano, collegati da corridoi si trovano altri piccoli vani destinati allo stivaggio di materiale di bordo e di provviste alimentari . Risalendo di un piano, dalla coperta si raggiunge il ponte lance, a quota – 52 metri, dove naturalmente non vi è più traccia delle imbarcazioni, sono rimaste soltanto le piccole gru che le sostenevano . In origine le lance erano due, una per ciascun bordo ed erano omologate per ospitare 47 persone ciascuna. E' questo il piano dove erano ubicate le cabine dei marinai, adiacenti alla mensa ed è anche il ponte da cui i marinai manovravano i bighi di carico. Da poppa del cassero, imboccando una delle molteplici scale esterne che contribuiscono ad impreziosire l'architettura della Haven ci si porta al ponte sottufficiali, la cui disposizione dei locali è speculare alla sopradescritta. Una nuova rampa di scalini ed ecco un ampio terrazzino che oltre a segnare i 48 metri dalla superficie porta al ponte ufficiali. Da questo terrazzo si ha un'ottima panoramica della zona sottostante, delimitata tra il castello di comando ed il cofano del fumaiolo. Risalendo ancora un piano ecco il ponte del direttore o comandante di macchina, a 44 metri di profondità. Ispezionato anche questo ponte si può risalire direttamente al top del cassero passando o per le ultime scale laterali che conducono ai piani superiori ( ponte di comando e quello del comandante già descritte nell’immersione standard); oppure seguendo direttamente le alette di plancia .Durante questa immersione si possono osservare le paratie completamente ricoperte da passamani, condutture e valvole, deformati o parzialmente colati, che insieme al benthos sessile continuano ad ornare l'ossatura metallica dello scafo. Verso poppavia Certamente non meno affascinante dell'esplorazione del cassero, questo percorso si presenta abbastanza impegnativo in quanto si sviluppa costantemente ad una profondità di 56 metri. La coperta, infatti, si raggiunge scendendo ponte dopo ponte a poppavia del cassero ,fino a trovarsi di rimpetto, alta come un mausoleo, la struttura della ciminiera. Sul piano coperta, vi sono sparse parecchie parti di attrezzature di bordo, come ad esempio il braccio di un bigo posto tra bitte d'ormeggio e passacavi. Lo stesso cavo in acciaio che è ancora alloggiato nel bozzello è steso in coperta, come pure i cappellotti di altre valvole di sfogo, che sono totalmente rimossi o parzialmente rovesciati. Il secondo bigo a dritta dello scafo è invece alto ed imperioso, fiero di essere sopravvissuto allo scempio creato dal fuoco. Gli fa compagnia una breve, ma invitante rampa di scale che conduce sulla parte superiore del cofano, sopra il quale poggia la struttura del fumaiolo. Sotto il terrazzino del ponte lance, proprio di fronte all'ingresso della riposteria, era sistemato una specie di minibar di supporto al personale di guardia. C'è una scala che conduce al ponte superiore e questa è l'area dove maggiormente sono presenti i polipi dei coralli gioiello. Se ne trova una quantità incredibile e soprattutto di differenti colorazioni: verdi, rosa, gialli, completamente estroflessi intenti a catturare come mani tese, il maggior nutrimento possibile trasportato dalle correnti. Formano intere colonie tanto sono fitti, capaci di ricoprire completamente ringhiere e balconate dei vari ponti. Falla laterale, timone ed elica : Come di consueto anche questo itinerario ha inizio dalla controplancia e consente far visita a quello che la superpetroliera, ancora in superficie ed avvolta dal fuoco ,orgogliosamente ha mostrato al mondo intero: la gigantesca pala del timone e quelle dell’elica. Prima di arrivare al cospetto dell’obiettivo di questa esplorazione si può anche osservare la potenza con cui l’ultima esplosione avvenuta a bordo ha ridotto parte della murata esterna a sinistra dello scafo. La quota in quel punto varia dai – 62/63 ai – 67/68, dipende molto da dove ci si posiziona. Proseguendo l'esplorazione ma mantenendo questa quota, si prosegue verso la volta di poppa, altro punto di interesse dove sono ubicati timone ed elica. La dimensione dello specchio di poppa è notevole e rende ancora più buio un punto di per sè già poco illuminato a causa della profondità. Il lato superiore del timone a pala compensata segna quasi i meno 70 metri dalla superficie. Sprofonda giù nel verde cupo ed occorre scendere fin sul fondo per trovare il lato opposto. Si incontra anche l'elica, il punto da sempre più affascinante di una nave .Le dimensioni sono imbarazzanti, decisamente in linea con tutte quelle dello scafo. Una persona può danzare tranquillamente in mezzo alle pale. haven_navigazione

CARTA D’ IDENTITA’ HAVEN: superpetroliera battente bandiera cipriota, costruita nel 1973 nei cantieri Astilleros di Cadice, su ordine dell’Amoco ed acquistata nel 1985 dalla Troodos. DIMENSIONI : lunghezza 334,02 metri, larghezza 51 metri, altezza 26,18 metri, pescaggio 19,91 metri; 109.700 tonnellate di stazza lorda, 91.989 di stazza netta. MOTORIZZAZIONE E TANKS: motori originali principali M.B&W. (8 K 98 FF) 30400 BHP a 103 RPM, velocità a pieno carico (28000 BHP) 15,3 nodi. Quindici tanks, tredici delle quali adibite al trasporto di idrocarburi; capacità di carico 280000 metri cubi, 9000 metri cubi di combustibile. ARMATORE : Loucas Joannou Hadji di nazionalità greca. Compagnia armatrice: Troodos Maritime Internazionale Sa, con sede a Cipro e succursali a Montecarlo, Pireo, Londra e New York. EQUIPAGGIO: 35 marittimi: 8 greci, 2 indiani, 23 filippini, 2 cingalesi Comandante Petros Grigorakakis, 44 anni; direttore di macchina Hariloaos Papagennis, 40 anni. L’equipaggio percepiva uno stipendio medio variabile a seconda della nazionalità: i greci 800 dollari, i filippini di 500, gli indiani e i cingalesi 370. CARICO DELL’ULTIMO VIAGGIO : 220 mila tonnellate di greggio iraniano (Iranian heavy oil) imbarcato a Kharg Island in Golfo Persico, scaricato in parte (80 mila tonnellate) a Multedo per conto della Tamoil. Il resto, circa 144 mila tonnellate ancora a bordo al momento dello scoppio, era stato acquistato dall’Isab di Melilli e avrebbe dovuto essere sbarcato nel porto di Augusta in Sicilia. LUOGO DELL’INCIDENTE : Punto di fonda M (Mike), 4 miglia e mezzo al largo di Multedo, su un fondale di 98 metri. LUOGHI DEGLI AFFONDAMENTI : la sezione di prora lunga 97 metri si trova a 468 metri di profondità, nelle vicinanze del punto in cui la Haven è stata agganciata dai rimorchiatori per essere trainata verso terra. Il resto della nave, lungo circa 240 metri è affondato in assetto di navigazione, leggermente inclinato a dritta su un fondale compreso tra i –78 e gli - 80 a poco più di un miglio da Capo Arenzano. Il piano di coperta giace ad una profondità media di - 55, mentre la struttura più alta si trova a quota – 33. Inizialmente era a – 27, ma alcuni mesi dopo l’affondamento si è dovuto procedere al taglio dell’albero di maestra e di parte della ciminiera per evitare pericoli per la navigazione. haven_incendio

DURATA DELL’INCENDIO : 70 ore, dalle 12.15 dell’11 aprile alle 10.15 del 14 aprile, quando l’ultima parte della Haven rimasta in superficie è affondata completamente. DATA AFFONDAMENTO : 14 Aprile 1991

Foto e Testi: Adriano Penco - fotogiornalista